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sabato 16 aprile 2011

Swaziland, alla corte dell'ultimo satrapo

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net), articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".

Arresti e disordini nel regno dell'ultimo sovrano assoluto al mondo. Donne e spese pazze stanno mettendo nei guai questa monarchia fuori dal tempo

Come tutti i sovrani abituati all'adulazione e alla genuflessione, il re dello Swaziland deve aver perso la testa quando lo scorso 12 aprile un corteo di manifestanti, che sfilava contro il suo regime, è apparso come dal nulla nelle strade di Manzini, il principale centro economico del Paese. La polizia ha sparato lacrimogeni, proiettili di gomma e ha fatto arresti a raffica e a caso. Oltre duecento persone sono finite in galera. Il vento mediorientale della rivoluzione soffia anche in questa sonnolenta monarchia africana dove gli abitanti sono talmente legati alla corona da aver preso addirittura il nome da un loro re (Mswati II, ndr). Eppure, a Mswati III è riuscito di incendiare questo staterello, il secondo più piccolo dell'Africa, incastonato tra Sudafrica e Mozambico. La miccia l'ha accesa lui stesso, quando qualche settimana fa ha deciso di tagliare il salario dei dipendenti pubblici per far fronte alle altissime spese sostenute dalla sua sconfinata corte dei miracoli. Nello Swaziland, il 70 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Il sovrano invece può vantare un patrimonio di oltre cento milioni di dollari, tanto da meritare un posto nella speciale classifica stilata da Forbes dei 15 monarchi più ricchi del pianeta. Però ha chiesto di stringere la cinghia ai suoi sudditi, già affamati. Decisamente troppo, tanto da spingere un potente sindacato sudafricano, Cosatu, che da anni finanzia lo Swaziland Solidarity Movement, a muoversi contro di lui.

Nello Swaziland non c'é opposizione, non ci sono partiti né sindacati. Ci sono un parlamento e un governo, di nomina regale, con un potere nullo di fronte alla parola del sovrano. La situazione è tanto assurda che, anni fa, fu addirittura il presidente-despota dello Zimbabwe, Robert Mugabe, a invitare il re ad avviare un processo di revisione costituzionale per temperare il suo assolutismo. Speranze mal riposte, perché Mswati era ed è rimasto l'ultimo sovrano assoluto del mondo. La giornalista-blogger Maureen O'Connor lo ha definito "un pagliaccio che vive in un mondo di 500 anni fa". In effetti, il suo Swaziland è a metà tra una monarchia assoluta, una satrapia e una signoria feudale, dove il sovrano ha diritto a scegliere una moglie da ogni clan del Paese. Ad oggi ne ha 14 ufficiali, alle quali si aggiungono diverse promesse spose per un totale di 23 figli. Nulla in confronto al padre, che ebbe 70 consorti e 210 figli. Le donne, insieme alle auto di lusso, sono la sua passione ma gli sono costate tanto, in termini politici. Se infatti il bilancio dello stato segna il rosso, tanto da costringerlo a tagliare il salario agli statali, è (anche) perché le sue signore non badano a spese. Ognuna vive in un palazzo da milioni di dollari. Tutte amano poi concedersi lunghi tour di shopping in Europa e questo ha finito per stancare i suoi pazienti sudditi. Nel 2002, per esempio, fece scandalo il noleggio di un jet privato per la modica somma di 48 milioni di dollari. All'epoca, il Paese era nel pieno di una tremenda carestia che aveva lasciato quasi un quarto degli abitanti senza cibo.

Per le donne Mswati ha anche infranto la legge e anche questo ha contribuito a rovinarne l'immagine. La decima moglie, ad esempio, Zena Mahlagu, secondo la madre di costei, fu rapita diciottenne e costretta al matrimonio contro la sua volontà. L'undicesima, invece, Noliqwa Ntentesa, convolò a nozze col sovrano che aveva solo 17 anni e pazienza se la legge che punisce rapporti sessuali con minorenni l'aveva firmata lo stesso re. La candidata moglie numero 14 è dovuta fuggire in Sudafrica per sottrarsi all'abbraccio del tiranno, che ha rischiato di finire avvelenato per mano della numero 1, LaMbikiza, detta "la regina ribelle", anche lei portata a corte che aveva 16 anni. Scoperta, fuggì a Londra da dove ritornò dietro preghiera del generoso maritino. Con un tale numero di mogli, amanti, fratelli e cognati, il re passa buona parte del suo tempo a difendersi da trappole e intrigi di corte, perché nello Swaziland sesso e politica si mescolano facilmente. A ottobre, il mondo scoprì che Mswati aveva le corna ad opera del ministro della Giustizia il quale aveva una liason con la sua dodicesima moglie, Nothando Dube, ex miss Teen Swaziland, che secondo fonti di palazzo lasciava il palazzo travestita da militare, per non essere scoperta. Le teen-ager piacciono molto al sovrano che di solito sceglie le sue mogli durante cerimonie dette Uhmlanga, feste in cui migliaia di vergini provenienti da ogni parte del Paese ballano per lui. Il regno di Mswati III è un surreale anacronismo che è stato oggetto perfino di un documentario: in Without the King, il regista Michael Skolnik segue una delle figlie del re, la principessa Sikhanyiso, nel suo viaggio dallo Swaziland verso un college californiano. Alle immagini di palazzi sfarzosi e lussi sfrenati, si contrappongono quelle di una povera famiglia di uno sperduto villaggio che cucina interiora di un animale trovate nella spazzatura. La monarchia ha vietato la diffusione del documetario, giudicandolo sedizioso. I sudditi di Mswati III sono scesi in strada anche senza vederlo.

Alberto Tundo