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martedì 3 dicembre 2013

Accordo per un’unione monetaria, in 10 anni una moneta per gli abitanti dell’Africa orientale

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  2 dicembre 2013  alle  6:00.

I leader della Comunità dell’ (Eac) hanno sottoscritto un protocollo che getta le basi di un’unione monetaria dei rispettivi paesi. L’accordo è stato firmato sabato a Kampala, dal presidente ugandese Yoweri Museveni e dai capi di Stato di Kenya, Rwanda, Burundi e Tanzania; esso dovrà tradursi in realtà entro un arco temporale di dieci anni. Al vertice il keniano Uhuru Kenyatta ha rilevato da Museveni la presidenza di turno dell’organizzazione regionale.africaorientale
L’Africa orientale è secondo molti osservatori a un punto di svolta della propria crescita economica che nei prossimi anni dovrebbe essere trainata dall’entrata in produzione di giacimenti di gas e di petrolio.
L’economia sta inoltre beneficiando di una sostanziale stabilità politica sebbene ci siano ancora questioni aperte e dissapori tra alcuni paesi della stessa organizzazione regionale.
Considerati nel loro insieme i cinque paesi contano attualmente una popolazione di 135 milioni di abitanti, hanno già attivato un’unione doganale e coordinato alcune attività come la presentazione dei budget delle rispettive banche nazionali.
“Gli imprenditori godranno di maggiore libertà di commercio e investimento, e gli investitori stranieri troveranno addizionali e irresistibili ragioni per fissare le loro tende nella nostra regione” ha detto Kenyatta.
Secondo i cinque paesi, l’unione monetaria dovrebbe consentire di ridurre i rischi legati alla valuta e rendere in questo modo più facile investire e commerciare.

martedì 22 ottobre 2013

Mozambico: alta tensione tra Renamo e Frelimo, in gioco il futuro del paese

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  22 ottobre 2013  alle  7:45.

Non è ancora chiaro cosa sia avvenuto e quale sia la portata di quanto accaduto in nelle ultime ore. Preoccupa però la decisione della – principale partito di opposizione – di annullare l’accordo di pace del 1992 che mise fine a 16 anni di guerra civile. Una decisione presa in seguito a scontri armati tra ed esercito.mozambicodhlakama
La Renamo sostiene che la sua base di Sathundjira, vicino Gorongosa, è stata attaccata e che il suo leader Afonso Dhlakama, è riuscito a sfuggire all’attacco e si trova adesso al sicuro. Secondo la Renamo, Dhlakama era anzi l’obiettivo dell’attacco: “Il governo guidato dal ha usato truppe e artiglieria pesante per attaccare la residenza del presidente della Renamo Dhlakama, con l’intento di ucciderlo a sangue freddo” ha detto il portavoce della Renamo Fernando Mazanga.
Noticias, giornale vicino alle posizioni governative, ha invece dato risalto all’assenza della Renamo a un ennesimo incontro per appianare le divergenze che avrebbe dovuto tenersi a Maputo e alla disponibilità del capo dello Stato Armando Guebuza a incontrare lo stesso Dhlakama.
Nell’articolo di Noticias si fa riferimento anche a un attacco degli uomini della Renamo contro una postazione dell’esercito nella provincia di Sofala.
Da circa un anno la Renamo sta contestando il governo del Frelimo chiedendo una revisione degli accordi del 1992. La Renamo ha inoltre riaperto un campo di addestramento militare e si sono verificati diversi scontri armati. Secondo molti osservatori la questione non è slegata dalle recenti scoperte di immensi giacimenti di gas e dalla possibilità che in pochi anni il Mozambico diventi uno dei principali esportatori di idrocarburi.

mercoledì 18 settembre 2013

Elezioni parlamentari: risultati parziali, all’Fpr il 76% delle preferenze

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  18 settembre 2013  alle  7:00.

“Il partito di governo Fronte patriottico ruandese (Fpr) è in corsa per una vittoria schiacciante alle parlamentari di lunedì, secondo i risultati preliminari diffusi la note scorsa dal presidente della Commissione nazionale elettorale, Kalisa Mbanda” scrive il quotidiano ufficiale New Times nella sua edizione odierna.Rwanda's President Paul Kagame gives a p
I risultati provvisori riguardano il 75% delle schede scrutinate alla mezzanotte e danno l’Fpr e la sua coalizione in testa con il 76,07%.
In seconda posizione arriva il Partito sociale democratico (Psd) con il 13,01%, seguito dal Partito liberale (Pl) con il 9,38% e il Ps-Imberakuri, con appena lo 0,56%. I quattro candidati indipendenti hanno ottenuto percentuali inferiori all0 0,42%.
I risultati diffusi ieri notte non comprendono il voto della diaspora.
La vittoria dell’Fpr, il partito che governa il sin dal dopo genocidio del 1994, non è affatto una sorpresa, considerata la quasi inesistenza di una vera opposizione nel ‘paese delle mille colline’.
Ieri 5,9 milioni di ruandesi erano chiamati alle urne per eleggere 53 deputati sugli 80 che compongono l’Assemblea. Oggi e domani voteranno le categorie speciali per eleggere i rappresentanti delle donne, dei giovani e dei disabili.
I risultati finali saranno annunciati il 25 settembre

venerdì 13 settembre 2013

Cooperazione sud-sud: in Uganda una raffineria per quattro paesi

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  13 settembre 2013  alle  7:00.

I governi di , , e Sud Sudan si sono accordati sulla costruzione di una con sede a Kampala, in ;  l’infrastruttura sarà partecipata al 40% dal settore pubblico dei quattro paesi, mentre la restante parte dei capitali  verrà assicurata da investimenti privati.venezuelapetrolio
Lo ha affermato il ministro dell’energia ugandese,  Simon D’Ujanga,  nel corso di un intervista al portale cinese Xinhua.
D’Ujanga  ha dichiarato che la raffineria dovrebbe avere una capacità produttiva di 60.000 barili di petrolio al giorno e che il suo completamento è previsto per il 2017.
La raffineria di Kampala servirà a processare il greggio estratto in Uganda, Kenya e Sud Sudan e fornirà materia prima per la produzione di fertilizzanti e materie plastiche per il mercato locale.
L’opportunità di realizzare l’importante infrastruttura è stata al centro di una lunga trattativa tra il governo ugandese e le multinazionali petrolifere operative in Uganda (l’inglese Tullow, la francese Total e la cinese Cnnoc), che avrebbero preferito puntare sulla costruzione di un oleodotto per esportare il greggio estratto lungo il lago Albert attraverso i porti del Kenya;  il compromesso raggiunto prevede che la raffineria abbia una capacità produttiva inferiore a quella inizialmente desiderata da Kampala e la contestuale  realizzazione dell’oleodotto voluto dalle majors internazionali.

venerdì 6 settembre 2013

Kenya: fuori dalla Corte penale internazionale, il parlamento vota “sì”

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  6 settembre 2013  alle  7:00.

Il Parlamento keniano ha approvato la mozione che apre la strada alla legge con cui entro 30 giorni il dovrebbe lasciare lo statuto di Roma e quindi la Corte penale internazionale () che dallo statuto nacque.kenyaparlamento
La decisione è stata presa quando sono in corso procedimenti contro il presidente Uhuru e il vice presidente William accusati di crimini contro l’umanità in relazione alle violenze post elettorali di cinque anni fa.
Il voto è inoltre arrivato a una settimana dall’inizio del processo contro Ruto che comunque dovrebbe tenersi. La Corte penale internazionale ha infatti già fatto sapere che i processi partiranno anche nel caso in cui il Kenya dovesse abbandonare.
Nei mesi scorsi, il Kenya ha più volte criticato la Cpi ottenendo il sostegno dell’Unione Africana e esplicite dichiarazioni di solidarietà da parte di diversi capi di Stato. Nella mozione approvata dal parlamento si dice che il Kenya “sospenderà collegamenti, cooperazione e assistenza” e il capogruppo della maggioranza, Adan Duale, ha sottolineato come perfino gli Stati Uniti non abbiano aderito allo Statuto con lo scopo di difendere sovranità e cittadini. L’opposizione vicina all’ex primo ministro Raila Odinga ha lasciato l’aula in segno di protesta.
Secondo alcuni osservatori, il fatto che la Cpi ha finora chiamato in giudizio leader africani e l’aver escluso da qualunque responsabilità altri alti esponenti politici keniani ha di fatto portato acqua al mulino di Kenyatta e Ruto.
In dichiarazioni alla stampa internazionale, il portavoce della Cpi, Fadi El Abdallah, ha detto che il ritiro del Kenya non ha effetto retroattivo e che quindi i processi a carico di Kenyatta e Ruto proseguiranno.
Costituita nel 2002, la Corte penale internazionale si occupa di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra. L’adesione alla Cpi è stata finora ratificata da 122 paesi, 34 dei quali in Africa: se il Kenya lascerà la Cpi, sarà il primo paese a farlo.

giovedì 5 settembre 2013

Africa orientale: Kenya, Uganda e Rwanda sempre più integrate

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  5 settembre 2013  alle  7:00.

Kenya, Uganda e Rwanda hanno raggiunto un accordo per rimuovere le reciproche barriere doganali, con l’obiettivo di accelerare e agevolare l’integrazione economica dell’area.kenyaugandarwanda
Secondo la rivista Africa Review, che riporta la notizia, l’intesa dovrebbe essere perfezionata entro il prossimo 15 ottobre ed entrare in vigore a partire da gennaio 2014.
Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha esortato gli imprenditori ad approfittare di questo provvedimento, sfruttando l’ampio mercato da esso creato; Kenyatta ha affermato che presto i cittadini kenyani, ugandesi e rwandesi potranno muoversi tra i tre paesi senza più la necessità di esibire un passaporto o di ottenere un visto, ma utilizzando unicamente un semplice documento di identità.
I media locali hanno messo in risalto l’assenza di Tanzania e Burundi alla riunione durante la quale è stato raggiunto l’accordo; insieme a Kenya, Uganda e Rwanda, queste due nazioni fanno parte della Comunità dell’Africa orientale.

venerdì 2 agosto 2013

Mugabe, dittatore eterno nell'Africa che cambia

da www.ilsole24ore.com


Gli anni sono 89, quelli di potere 33, i mandati presidenziali consecutivi sei. Ha espropriato le terre dei bianchi per redistribuirle al popolo: 39 fattorie se le è tenute lui, le altre le ha date ai più fedeli e solo ai contadini iscritti allo Zanu-FP, il suo partito. Il suo più noto successo economico è l'inflazione al 100mila% raggiunta nel 2008. Il giudizio che l'arcivescovo Desmond Tutu ha dato di lui resta il più vicino alla realtà: Robert Mugabe è l'archetipo del dittatore africano dei fumetti.
Molti segnali lasciano credere che l'epica del presidente dello Zimbabwe, l'ex Rhodesia, continuerà con un settimo mandato. «Solo Dio», infatti, riuscirà a scalzarlo, come aveva detto qualche tempo fa. L'altro ieri il Paese è andato alle urne per rinnovare presidenza e Parlamento. Come da un decennio, i candidati al vertice erano lui e Morgan Tzvangirai del Movimento democratico per il cambio, il Mdc. E come da sempre, in un modo o nell'altro, Mugabe sta scippando la vittoria. I risultati dovrebbero essere resi noti entro il fine settimana ma già ieri Tzvangirai ha denunciato una «enorme farsa». Gli osservatori della più importante organizzazione di osservatori neutrali, lo Zimbabwe Election Support Network, confermano che il voto è «seriamente compromesso».
Questa volta il partito di Mugabe ha impedito il voto a più di un milione di elettori, principalmente nei seggi urbani; e fatto votare anche i morti nei collegi rurali. Storicamente lo Zimbabwe agricolo sostiene il presidente, quello delle città Tzvangirai. Nel 2008 il primo turno delle presidenziali le aveva vinte quest'ultimo ma aveva rinunciato al ballottaggio per evitare il massacro: Mugabe aveva scatenato i suoi miliziani, la sua polizia, il suo esercito, perseguitando i sostenitori dell'opposizione. Solo i Paesi africani vicini avevano spinto il dittatore ad accettare come premier Tsvangirai, il quale ha saputo fermare l'iper-inflazione.
Lo Zanu festeggia la vittoria sicura. Gli osservatori dell'Unione Africana confermano che le elezioni sono state regolari. Il Sadc, la Comunità dei Paesi dell'Africa meridionale si esprimerà oggi. Questa difficoltà a scaricare uno di loro, è un segno di debolezza e di vecchio in un continente che invece sta vivendo una stagione di grandi cambiamenti. Di golpe continuano ad essercene almeno uno all'anno ma la democrazia si sta rafforzando.
Ancora di più la crescita economica: squilibrata, lontana dal garantire uno sviluppo armonico fra i Paesi e fra gli strati sociali di ognuno di essi. Ma il Pil dell'Africa sub-sahariana cresce del 5,2% da un decennio. Nel 2012 le sei economie con il più alto tasso di crescita vengono da quello che era il più povero dei continenti. Ma per Robert Mugabe lo Zimbabwe è sempre la Rhodesia della lotta armata, che 40 anni fa lui liberò dai colonialisti. È per questi meriti che gli altri africani continuano a essere così tolleranti, facendo pagare allo Zimbabwe un anacronistico prezzo della Storia.

giovedì 13 giugno 2013

Zimbabwe: Mugabe impone voto, è tensione

da www.ansa.it

'Violato accordo di condivisione poteri', denuncia Tsvangirai

13 giugno, 13:25

Zimbabwe: Mugabe impone voto, é tensione (ANSA) - HARARE, 13 GIU - Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha fissato le elezioni per il 31 luglio, scatenando oggi la dura reazione del premier Morgan Tsvangirai, ex leader dell'opposizione al suo pluridecennale potere. La decisione di Mugabe, che per accelerare l'iter verso il voto ha aggirato il parlamento e varato per decreto una riforma elettorale, e' stata denunciata come violazione dell'accordo di condivisione dei poteri dal premier. Questi ha controproposto il 25 agosto come prima data utile.

sabato 8 giugno 2013

Mandela in ospedale: e' grave,ma stabile

da www.ansa.it

Ricoverato per un'infezione polmonare

08 giugno, 09:13


Mandela in ospedale: e' grave,ma stabile (ANSA) - JOHANNESBURG, 8 GIU - L'ex presidente sudafricano, Nelson Mandela, 94 anni, e' stato ricoverato di nuovo in ospedale per un'infezione polmonare ed e' in ''condizioni preoccupanti, ma stabili''. Lo riferisce una nota della presidenza. ''Questa mattina il suo stato e' peggiorato ed e' stato trasferito in un ospedale di Pretoria'', si legge nel comunicato. ''La situazione questa volta e' grave, ma i dottori ci hanno assicurato che e' sereno'', ha detto il portavoce del governo Mac Maharaj.

lunedì 4 marzo 2013

Kenya, via alle elezioni: alta tensione. Già oltre 10 morti, timore di attentati

da www.repubblica.it

Alle urne per il rinnovo di presidente, Parlamento, governatori e assemblee locali. Assaltata stazione di polizia: 12 morti. Cinque persone massacrate in un villaggio. Cinque anni fa l'ultima consultazione, da cui scaturì una spirale di violenza che fece oltre mille vittime
di DANIELE MASTROGIACOMO

Il Kenya va alle urne in un clima di attesa e di crescente tensione. Si eleggono il presidente, i membri del Parlamento, i governatori regionali e i presidenti di 47 assemblee distrettuali. L'incubo delle passate consultazioni, con la raffica di violenze che scosse tutto il paese e lasciò sul terreno oltre mille morti, ha ripreso ad aleggiare ormai da giorni. Si temono agguati e attentati, nonostante gli inviti alla calma lanciati da tutti i contendenti. La stessa Chiesa ieri è scesa in campo e in tutte le omelie ha esortato la popolazione a votare in pace. A Nairobi la gente si è radunata in piccoli assembramenti e ha iniziato a pregare. Molti intonano canti e litanie mentre altri si piazzano agli angoli delle piazze e agli incroci e alzano le mani in segno di tregua e di tolleranza. I segnali che arrivano dal resto del paese non sono incoraggianti. Già nella notte si sono registrate le prime violenze. Un gruppo di uomini armati e mascherati ha fatto irruzione in una stazione di polizia a Changamwe, mezz'ora di auto da Mombasa, e ha massacrato a colpi di machete gli agenti che erano all'interno. La stessa sorte è toccata ad una pattuglia giunta sul posto per soccorrere i colleghi. Ci sono almeno 12 morti: sei agenti e sei miliziani. L'attentato è stato rivendicato dal Consiglio Repubblicano di Mombasa (Mrc), un movimento separatista radicale. Poco prima dell'agguato alla stazione della polizia vicino a Mombasa, cinque persone erano state fatte a pezzi nel villaggi di Kiliki, sempre lungo la costa dell'Oceano Indiano. Una bomba è
esplosa nelle prime ore del mattino a Mandera, città al confine con la Somalia. Non ci sono vittime ma molti danni.

Quelle che si svolgono in queste ore sono le prime elezioni dal dicembre del 2007 e regolate dalla nuova Costituzione. Un appuntamento atteso e temuto. E' ancora vivo il ricordo di quello che accadde cinque anni fa. Il Kenya affrontò una consultazione tesa, contrastata, piena di astio e di polemiche. La gente andò a votare in massa. Ma i risultati non furono subito chiari. Le accuse di frodi che obbligarono a diversi conteggi sancirono prima la vittoria di un candidato e poi del suo diretto concorrente. Entrambi chiamarono alla rivolta i propri clan di riferimento e trascinarono il paese in una spirale senza fine di violenze e di sangue che si concluse solo dopo la mattanza di oltre 1300 tra uomini, donne e bambini. Le immense baraccopoli di Nairobi si trasformarono in campi di battaglia. Ci furono scontri, sparatorie, incendi, distruzioni. Il Kenya rischiò di soccombere, schiacciato da una battaglia che si è trascinata per mesi, con piccole e continue vendette, ritorsioni, nuovi agguati soprattutto nelle zone dove le rivalità etniche e tribali sono più avvertite.

Anche in questa tornato elettorale sono otto gli aspiranti alla carica di presidente. Ma solo due hanno possibilità di vittoria. Si tratta del primo ministro uscente Raila Odinga e del suo vice, Uhuru Kenyatta, figlio del padre della Patria, Jomo Kenyatta e accusato dal Tribunale internazionale de l'Aja di aver avuto un ruolo decisivo nella spaventosa carneficina di cinque anni fa.

Sullo sfondo di una sfida carica di incognite si avverte anche l'ombra dell'islam radicale. Il Kenya è terra di asilo per una foltissima comunità somala fuggita dal paese alle prese con una guerra civile che dura dal 1991. Ma tra gli emigrati ci sono anche molti miliziani degli al Shaabab, costretti proprio dalle truppe di Nairobi a lasciare Mogadiscio e le roccaforti che avevano nella regione della Shabelle e nel sud della Somalia. I servizi di i ntelligence kenioti temono che i radicali sfruttino la tensione del momento per mettere a segno degli attentati. Sono stati mobilitati 99 mila poliziotti. Le urne si chiudono alle 17 (le 15 in Italia). Solo allora il Kenya conoscerà i primi risultati e solo allora sceglierà se vivere lo stesso incubo di cinque anni fa.