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lunedì 4 marzo 2013

Kenya, via alle elezioni: alta tensione. Già oltre 10 morti, timore di attentati

da www.repubblica.it

Alle urne per il rinnovo di presidente, Parlamento, governatori e assemblee locali. Assaltata stazione di polizia: 12 morti. Cinque persone massacrate in un villaggio. Cinque anni fa l'ultima consultazione, da cui scaturì una spirale di violenza che fece oltre mille vittime
di DANIELE MASTROGIACOMO

Il Kenya va alle urne in un clima di attesa e di crescente tensione. Si eleggono il presidente, i membri del Parlamento, i governatori regionali e i presidenti di 47 assemblee distrettuali. L'incubo delle passate consultazioni, con la raffica di violenze che scosse tutto il paese e lasciò sul terreno oltre mille morti, ha ripreso ad aleggiare ormai da giorni. Si temono agguati e attentati, nonostante gli inviti alla calma lanciati da tutti i contendenti. La stessa Chiesa ieri è scesa in campo e in tutte le omelie ha esortato la popolazione a votare in pace. A Nairobi la gente si è radunata in piccoli assembramenti e ha iniziato a pregare. Molti intonano canti e litanie mentre altri si piazzano agli angoli delle piazze e agli incroci e alzano le mani in segno di tregua e di tolleranza. I segnali che arrivano dal resto del paese non sono incoraggianti. Già nella notte si sono registrate le prime violenze. Un gruppo di uomini armati e mascherati ha fatto irruzione in una stazione di polizia a Changamwe, mezz'ora di auto da Mombasa, e ha massacrato a colpi di machete gli agenti che erano all'interno. La stessa sorte è toccata ad una pattuglia giunta sul posto per soccorrere i colleghi. Ci sono almeno 12 morti: sei agenti e sei miliziani. L'attentato è stato rivendicato dal Consiglio Repubblicano di Mombasa (Mrc), un movimento separatista radicale. Poco prima dell'agguato alla stazione della polizia vicino a Mombasa, cinque persone erano state fatte a pezzi nel villaggi di Kiliki, sempre lungo la costa dell'Oceano Indiano. Una bomba è
esplosa nelle prime ore del mattino a Mandera, città al confine con la Somalia. Non ci sono vittime ma molti danni.

Quelle che si svolgono in queste ore sono le prime elezioni dal dicembre del 2007 e regolate dalla nuova Costituzione. Un appuntamento atteso e temuto. E' ancora vivo il ricordo di quello che accadde cinque anni fa. Il Kenya affrontò una consultazione tesa, contrastata, piena di astio e di polemiche. La gente andò a votare in massa. Ma i risultati non furono subito chiari. Le accuse di frodi che obbligarono a diversi conteggi sancirono prima la vittoria di un candidato e poi del suo diretto concorrente. Entrambi chiamarono alla rivolta i propri clan di riferimento e trascinarono il paese in una spirale senza fine di violenze e di sangue che si concluse solo dopo la mattanza di oltre 1300 tra uomini, donne e bambini. Le immense baraccopoli di Nairobi si trasformarono in campi di battaglia. Ci furono scontri, sparatorie, incendi, distruzioni. Il Kenya rischiò di soccombere, schiacciato da una battaglia che si è trascinata per mesi, con piccole e continue vendette, ritorsioni, nuovi agguati soprattutto nelle zone dove le rivalità etniche e tribali sono più avvertite.

Anche in questa tornato elettorale sono otto gli aspiranti alla carica di presidente. Ma solo due hanno possibilità di vittoria. Si tratta del primo ministro uscente Raila Odinga e del suo vice, Uhuru Kenyatta, figlio del padre della Patria, Jomo Kenyatta e accusato dal Tribunale internazionale de l'Aja di aver avuto un ruolo decisivo nella spaventosa carneficina di cinque anni fa.

Sullo sfondo di una sfida carica di incognite si avverte anche l'ombra dell'islam radicale. Il Kenya è terra di asilo per una foltissima comunità somala fuggita dal paese alle prese con una guerra civile che dura dal 1991. Ma tra gli emigrati ci sono anche molti miliziani degli al Shaabab, costretti proprio dalle truppe di Nairobi a lasciare Mogadiscio e le roccaforti che avevano nella regione della Shabelle e nel sud della Somalia. I servizi di i ntelligence kenioti temono che i radicali sfruttino la tensione del momento per mettere a segno degli attentati. Sono stati mobilitati 99 mila poliziotti. Le urne si chiudono alle 17 (le 15 in Italia). Solo allora il Kenya conoscerà i primi risultati e solo allora sceglierà se vivere lo stesso incubo di cinque anni fa.